sabato 3 agosto 2013

Riserva Naturale orientata di Cavagrande del Cassibile

foto Argo Catania


















Nei mesi scorsi avevamo denunciato il tentativo di una nuova gravissima speculazione in Val di Noto con il progetto di costruzione di una discarica.
Nonostante la mobilitazione dei cittadini, la revoca regionale delle autorizzazioni, avvenuta fin dallo scorso febbraio, e l'esito positivo del ricorso al TAR, oggi Cava Grande continua ad essere in pericolo, poiché la SOAmbiente ha vinto il ricorso presentato in Appello.
Un paradiso naturale rischia di essere contaminato irrimediabilmente.
foto Argo Catania























Slideshow fotografica su Argo Catania

Cresce la mobilitazione in provincia di Siracusa contro la discarica di contrada Stallaini, nel Comune di Noto, subito ribattezzata "discarica di Cava Grande" per l'inquietante vicinanza con l'omonima Riserva Naturale Orientata.
Il 21 dicembre 2012 l'Assessorato Territorio e Ambiente della Regione Siciliana ha concesso alla ditta SOAMBIENTE di Agrigento l'Autorizzazione Integrata Ambientale per trasformare alcune cave di pietra abbandonate in una discarica di ben 614.000 metri cubi.
Le vecchie cave di pietra dovrebbero essere riempite, nei piani della SOAMBIENTE, con rifiuti di metalli non ferrosi (rame, piombo, nichel, cromo, zinco, titanio, ecc...), rifiuti provenienti da operazioni di bonifica, carboni attivi esauriti, amianto, rifiuti non biodegradabili, pietrisco ferroviario, cemento, miscele bituminose, polveri, rifiuti da estrazione di minerali metalliferi e non metalliferi, e altro ancora.
Quello messo in atto non è il primo tentativo di costruzione di una discarica sul sito di Stallaini. Tentativi sempre falliti per l'opposizione del territorio che, così com'è accaduto con le mobilitazioni contro le trivellazioni petrolifere, ha respinto l'avanzata degli speculatori nel sud-est della Sicilia.
L'area del progetto, totalmente circondata da campi coltivati e da aree incontaminate adibite al pascolo, si trova a qualche centinaio di metri dalla Riserva Naturale di Cava Grande del Cassibile e a poche decine di metri da uno degli affluenti del fiume Manghisi, protetto sia dall'istituzione della riserva, sia dalla popolazione locale, che gli ha sempre riconosciuto una funzione fondamentale nel mantenimento della biodiversità in tutta l'area iblea. Il fiume alimenta, inoltre, la quasi totale disponibilità d'acqua del sottostante comune di Avola, oltre ad essere meta di decine di migliaia di visitatori l'anno.
La zona del progetto ricade, inoltre, e per intero, all'interno dell'area sottoposta a vincolo paesaggistico, in cui è vietata la costruzione di "discariche di materiale di qualsiasi genere" e nelle immediate vicinanze di una necropoli bizantina.
Alle prime notizie del progetto la popolazione e le associazioni di Avola e Noto (ma anche di Siracusa, Canicattini Bagni e altri comuni della zona) si sono subito mosse in difesa della propria salute, lanciando una raccolta di firme per ottenere la revoca dell'autorizzazione. L'adesione all'iniziativa è stata massiccia e le firme si contano nell'ordine delle migliaia.
Ma c'è la consapevolezza che può non bastare, che bisognerà proseguire nella lotta in difesa del territorio, per ogni via praticabile. I confini comunali e il campanilismo sono stati abbattuti dalla coscienza che se è a rischio l'ambiente di Cava Grande, allora lo è tutta la Sicilia sud-orientale.
Il Comune di Noto, pressato con decisione dalle associazioni e dai cittadini, già nel dicembre del 2010 espresse parere negativo sulla costruzione della discarica, formulando dubbi circa l'ubicazione, la stabilità del terreno, l'ammissibilità dei rifiuti e il sistema di controlli. Ma venne scavalcata dalla Regione che fece proprie le conclusioni di una Valutazione d'Impatto Ambientale da molti giudicata inesatta e compiacente verso le intenzioni della SOAMBIENTE.
Il progetto, bloccato con un primo ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale, ha di nuovo avuto il via libera, come se la popolazione non avesse già palesemente dimostrato la propria contrarietà all'idea di una nuova discarica.
I rappresentanti delle istituzioni (e molte sono quelle che, al tempo, hanno espresso parere favorevole sulla discarica), sanno già che la popolazione non ha più intenzione di riporre fiducia negli annunci e nelle promesse. L'esperienza della discarica di Bommiscuro ha lasciato segni profondi nella zona.
I cittadini di quest'area hanno già sanzionato decenni di malgoverno e i partiti un tempo più gettonati registrano un calo di voti nell'ordine delle decine di migliaia, senatori e deputati hanno perso il loro scranno, forse per sempre.
Una popolazione che, tra elezioni regionali e politiche, ha disertato in massa le urne, arrivando a marcare una soglia di astensionismo massima del 41% in alcuni comuni.
Una popolazione già segnata dalla crisi del settore agricolo, dall'industrializzazione selvaggia e dall'invasione dei centri commerciali, che non attende più concessioni dall'alto e proclami dall'aspetto benefico, ma si organizza per la difesa del proprio ambiente e della propria salute.
Non c'è più spazio per le discariche, la lottizzazione, i petrolieri e i mille assalti del capitalismo.

Avola Resiste

Playa di Catania
















Il litorale della Playa, lunghissima spiaggia di sabbia catanese, è stato a varie ondate oggetto di numerose speculazioni, oltre che di un'ormai storica lottizzazione tra gli stabilimenti balneari che ne occupano quasi la totalità, negando il passaggio ai bagnanti in palese violazione delle leggi.
Un nuovo assalto alla Playa è partito nei mesi scorsi quando, poco prima dello scioglimento del consiglio comunale, con la delibera del 17 aprile 2013 è stata approvata la variante al P.U.A. Catania Sud.
Abbiamo subito denunciato, insieme a singoli, gruppi e associazioni, come il P.U.A. costituisca un tentativo di cementificazione.
La società “Stella Polare”, titolare del progetto, mira a stravolgere il lungomare Playa di Catania con infrastrutture di enorme cubatura come un centro congressi e un acquario ancora più grande di quello di Genova. Una vera e propria offensiva ideologica del trasversale partito del mattone catanese: cementificare le coste, arrecando ulteriori offese a un litorale già violentato da scelte urbanistiche sbagliate e sottrarlo alla libera e comune fruizione da parte di tutte e di tutti.

















L'incubo dei lidi

Il nostro giro turistico non può che indirizzarsi adesso alla ridente Playa (ride per non piangere naturalmente). Chilometri e chilometri di spiaggia debitamente recintata e privatizzata da affollati condominii estivi in forma di lidi balneari: lì si balla, si fa animazione, si gioca a tamburelli e a bocce, ci sono ristoranti, docce e piscine in cui farsi una bella nuotata, ci sarebbe anche il mare, ma di quella merda di mare non gliene frega niente a nessuno.
In ogni caso, se proprio volete farvi un tuffo nell’acqua di mare, così liberamente, senza dover pagare dove poggiate le chiappe, le varie amministrazioni comunali hanno voluto donare alla cittadinanza tre, dicasi tre, spiagge “libere”, che costituiscono più dello 0,1 per cento dell’intero litorale. Tre spiagge libere con docce e bagni gratuiti! Sono tre meravigliose spiagge di pochi metri quadrati per centinaia e centinaia di bagnanti, una delle quali con celato divieto di balneazione, dove certi elettori cari al rieletto sindaco possono tranquillamente recarsi di sera a massacrare qualche povero cavallo scampato alla nobile tradizione catanese dell’arrusti-e-mangia.
Le tre suddette spiagge libere occupano un’area complessiva di circa un centesimo di una chilometrica spiaggia che dal porto di Catania arriva sino alle foci del Simeto, interamente occupata con adeguate muraglie protettive da centinaia di lidi privati, dove l’accesso al mare è proibito a tutte le tasche vuote dell’universo mondo... Se pertanto voi desiderate in una città di mare come Catania recarvi al mare senza dover pagare l’illegale balzello ai privati occupanti abusivi di suolo pubblico, dovrete tentare l’ardua impresa di trovare spazio in una delle suddette spiagge libere facendovi largo tra una ressa di bagnanti ammassati gli uni sugli altri e facendo attenzione a non sconfinare a destra o a sinistra sul bagnasciuga del contiguo lido privato, dove dei solerti bagnini-guardiani vi ricacceranno dentro il recinto delle bestie, perché da un certo punto in poi la spiaggia non è più libera e si paga a caro prezzo!
Fatevi dunque una vacanza di mare nel meraviglioso mare di Catania e capirete cosa vuol dire una spiaggia libera davvero, ammirando la bellissima muraglia di chilometri e chilometri di Playa che impedisce l’accesso al mare, chilometri di mare occupati da lidi privati dai dolcissimi nomi esoterici, dove anche il sole ha una tariffa, perché anche il sole da un certo punto in poi è proprietà privata…
Sulla prima di queste tre ridenti spiagge libere (ridenti perché costrette a ridere dal quotidiano locale e dal locale assessorato allo sport e al turismo), fino a qualche anno fa, alla fine di giugno frotte di bambini post-scuola venivano deportati in massa da illuminati programmi ricreativi tramandati alle giunte di centrodestra dall’illuminato sindaco pop di centrosinistra. Per tutto il mese di luglio i piccoli deportati della vacanza di mare venivano prelevati da appositi pulmini canterini nelle scuole di appartenenza e trasportati sulla prima spiaggia libera, sotto la vigile guida di esperti animatori sottopagati o non pagati affatto, e comunque appositamente qualificati animatori all’interno di cooperative o associazioni tuttofare appositamente create dai fans dei più quotati esponenti di partito per poter partecipare alla spartizione di quel po’ che resta ancora da spartire in una città dove la spartizione del pubblico denaro costituisce da sempre il modo più “naturale” di intendere la politica. Giunti sulla ridente ma ormai biliosa spiaggia libera, il gregge di bambini e bambine viene raccolto in un apposito recinto, fornito di amplificazione e musica salsa e meringa come nei migliori villaggi turistici. Qui gli esperti animatori danno inizio rapidamente al loro intervento educativo, spingendo il gregge a entrare in acqua, dove bambini e bambine dovranno sculettare allegramente al ritmo della musica assordante, per il divertimento anche dei bagnanti presenti che potrebbero altrimenti annoiarsi a dover sentire solo il suono troppo scontato della risacca marina o il verso di un gabbiano in volo rasente sull’acqua. Ovviamente i bambini e le bambine apprenderanno in tal modo la felice equazione mare-divertimento, fregandosene del rapporto uomo-natura o della qualità delle acque marine, dell’aria e dell’ambiente in generale. Impareranno, ad esempio, che la specie più diffusa di pesci in riva al mare è rappresentata dalle bottiglie di plastica e loro affini e che recarsi al mare solo per fare una passeggiata e respirare l’aria e godere della vista della natura senza dover consumare nemmeno una lattina di coca o una merendina in offerta speciale sia la cosa più insulsa e noiosa della terra. E allora, coraggio, signori sindaci! Più strutture balneari e meno natura, più divertimento usa-e-getta e meno impegno civile... Un elettorato di non-cittadini è già in lista di attesa per garantirle il voto alle prossime elezioni. 

Catania Antispecista

Riserva Naturale Oasi del Simeto


















Uno dei “gioielli” della lunga riviera sabbiosa è il villaggio “Paradiso degli Aranci”, area residenziale, sede di una miriade di villette costruite, nella maggioranza dei casi, senza tener conto dei vincoli territoriali e ambientali: molte delle abitazioni, infatti, sono costruite a pochissimi metri dalla costa.
La situazione in cui versano attualmente le aree di riserva e di pre-riserva dell’Oasi del Simeto è a dir poco pietosa. All’interno di queste aree, infatti, sono stati realizzati abusivamente, nel corso degli scorsi decenni, decine di migliaia di vani senza che il Comune di Catania abbia fatto qualcosa per frenare questo enorme proliferare di seconde case; alcune di queste sono state costruite entro la fascia di 150 metri dalla battigia, altre dentro l’area destinata a riserva vera e propria, ciò in aperto contrasto con la L.R. n. 78/76 e con la L. 431/85.
Quest’area, comunque, per la sua vicinanza con la Riserva Naturale Orientata “Oasi del Simeto”, rappresenta un segmento di territorio che sarebbe opportuno porre sotto osservazione, in quanto l’area di pre-riserva non è meno importante della riserva vera e propria. Molti uccelli infatti l’attraversano durante i loro viaggi migratori, essendo l’Oasi del Simeto una zona di sosta importantissima durante le migrazioni, nonché ultimo rifugio di una flora ormai quasi completamente scomparsa dalla Sicilia Orientale. Sarebbe opportuno, a tal proposito, provvedere al ripristino, nell’area, della tipica vegetazione delle dune.
Quest’area, opportunamente attrezzata e tutelata, potrebbe essere anche un luogo capace di soddisfare le richieste di una collettività sempre più alla ricerca di spazi liberi e di contatti con la natura, capace di svolgere cioè un vero e proprio servizio sociale.

Catania Antispecista

giovedì 1 agosto 2013

Giardini Naxos

















Dopo una conclusione amara della scorsa stagione balneare, a causa della rottura del depuratore, l’estate 2013 a Giardini Naxos è segnata dall’ulteriore diminuzione della fruibilità dei pochi tratti di spiaggia libera presenti nel centro della cittadina. Nell’area sabbiosa libera tra il porto turistico e gli stabilimenti balneari, destinata in gran parte al ricovero di barche, è stata improvvisamente vietata la balneazione per un raggio di 350 metri; la sabbia è tempestata di rifiuti, non vi è alcun servizio di doccia e gli spazi destinati all’ormeggio si sono estesi, fino al tentativo, fortunatamente “estirpato” dai residenti frequentatori della spiaggia, di recintare l’accesso al mare riservandolo ad un noleggio di motoscafi, che ha persino installato una rete tra il proprio pontile e i frangiflutti. Gli stabilimenti occupano tutto l’arenile balneabile del centro cittadino, con l’eccezione di due minuscoli tratti, di circa venti metri ciascuno, destinati a spiaggia libera comunale ma privi di ogni servizio; in essi, peraltro, è inspiegabilmente vietato l’accesso ai cani. Dopo la lunghissima striscia di stabilimenti balneari, che vietano la sosta sulla battigia anche per pochi minuti, resta ai cittadini soltanto la parte di arenile costellata dagli scarichi fognari, l’unico tratto di mare in cui portare il cane o far giocare a pallone i bambini. Davvero un triste scenario per una cittadina che vanta un grande afflusso turistico.

Priolo - Riserva Naturale orientata Saline di Priolo

"Il prezzo di essere raffinati" - fotoinchiesta di Alberta Dionisi
















Alla fine degli anni ’50, su quello che era lo splendido litorale siracusano, Angelo Moratti (imprenditore lombardo presidente dell'Inter) fece costruire la Rasiom, in grado di raffinare 8 milioni di tonnellate di greggio all’anno. In seguito arriveranno la Esso, l’Eni e l’Enel costruendo stabilimenti senza alcuna tutela per l'ambiente, e la costa tra i comuni di Priolo, Augusta e Melilli verrà ribattezzata “triangolo della morte” a causa dell'elevatissimo tasso di inquinamento.
Queste industrie petrolifere e chimiche hanno dato lavoro negli anni a circa 10 mila persone, ma oggi, a parte la Erg (acquistata dalla società petrolifera russa Lukoil), stanno trasferendo altrove i cicli produttivi. Dello sviluppo economico prospettato è rimasto ben poco, ma sono rimasti i gravissimi danni provocati alla popolazione e all'ambiente.





Il polo petrolchimico è adiacente alla penisola di Magnisi, sulla quale sorgeva l'insediamento preistorico di Thapsos; proprio di fronte lo straordinario ecosistema della Riserva delle Saline, che accoglie il Cavaliere d’Italia e moltissimi altri uccelli.

inchiesta collettiva sulle spiagge della costa ionica siciliana















il circolo città futura promuove la costruzione collettiva di un dossier dettagliato sulla condizione di spiagge, mare e servizi pubblici lungo tutta la costa ionica della sicilia.
gireremo tanti luoghi, per denunciare la costante privatizzazione delle spiagge e degli accessi al mare, per vigilare sulle condizioni ambientali, per chiedere servizi essenziali per le spiagge pubbliche, ma anche per condividere e far scoprire luoghi bellissimi...


PER PARTECIPARE: inviaci un messaggio o una mail con testi, foto e video. sono invitati a costruire collettivamente l'inchiesta singoli, gruppi e associazioni